Amo la delicatezza del raso sul mio corpo, il freddo del tessuto mi mette in uno stato di eccitazione continua.
È per questo motivo che indosso culotte di raso in occasioni come questa, mi piace sentire il raso scivolare sul mio membro libero di muoversi.
E’ sempre l’ultimo capo che indosso, anche oggi che ho scelto di vestirmi da cortigiana per andare a seguire i carri della festa che più amo, il carnevale.


Durante gli altri giorni dell’anno sono una delle poche che si traveste in mille modi diversi mentre a carnevale mi sento più felice perché sono solo una delle tante travestite.
Quante volte mi sono sentita dire che così facendo nascondo me stessa sotto una maschera o un costume ma quello che non capiscono è che in realtà sono loro a essere veramente se stessi solo quando si travestono.

Mi lascio alle spalle la porta di casa e sento un leggero tepore arrossarmi il viso.
Mi avvio verso la piazza facendomi largo tra la gente con sorrisi e delicate spinte.
Tanti e tante mi guardano, quasi tutti con sufficienza o fastidio, anche chi ho visto godere disteso sul mio letto.
Sorrido sinceramente soprattutto a loro, povere farfalle che non riescono ancora a lasciare il proprio bozzolo.

Una vigorosa stretta sulle mie natiche mi fa capire che Giorgio è arrivato. Questa montagna di muscoli mi sta fissando sorridendo dentro il suo abito da gentiluomo.
Lui che non mi lascia mai il tempo di spogliarmi totalmente.
Lui che prova subito a infilarsi dentro di me.
Proprio lui si veste da gentiluomo. È proprio carnevale!
Quando lo conobbi mi disse che ero la sua trans preferita, sapeva di farmi arrabbiare e lo faceva di proposito. Stavo per staccarmi da lui, non sopportavo quel suo modo di fare. Lo comprese e si decise a spiegarmi che lo eccitavo ancora di più perché poi sfogavo la mia rabbia a letto. Aveva ragione, fui felice per questa sua confessione e da allora sono davvero la sua preferita.

Mi tiene sottobraccio mentre attraversiamo arlecchini, navigatori, re e regine e le maschere più strane e particolari.
Quei corpi così vicini e caldi mi eccitano, non ne posso più.
Finalmente arriviamo alla casa delle feste e del piacere, e per fortuna l’atmosfera è giù carica.
Qualcuno sta scaldandosi in un angolo della stanza mentre la porta della camera da letto lascia intravedere qualcuno che si gode i baci e i colpi profondi di due mie carissime amiche. Sospiro un po’ perché non se ne perdono una e un po’ perché provo della sana invidia per la loro capacità di essere sempre così spontanee.

Giorgio mi propone di spogliarmi lì, in mezzo agli altri. Non so quante volte me l’abbia già chiesto, gli ho sempre negato questa soddisfazione eppure eccolo che insiste di nuovo.
Una parte di me l’ha sempre voluto, soprattutto oggi perché carnevale è il giorno in cui tutto è possibile.
Tutti sono mascherati, quindi nessuno lo è veramente.
Mi stringe la spalla e sussurra che stavolta lo farà. Rispondo subito che non deve permettersi, qualunque cosa abbia in mente.
In realtà sotto l’enorme gonna rosa che indosso, la culotte fatica a non fare uscire la mia erezione.
La sua mano destra sta scendendo dalla mia spalla, mi guarda fisso negli occhi e mi sfida..
Adesso è sotto la gonna, stringe in modo sicuro la mia natica e un sospiro languido esce dalla mia bocca senza che io riesca a controllarmi, e le ginocchia mi cedono un po’.
Lui sa che da questo momento tutto quello che desidero è che non si fermi più.
Adesso è alle mie spalle e allunga la mano fino a prendermelo. È durissimo, non posso più nemmeno fingere di non volerlo sentire dentro.

Quasi tutti gli altri ospiti stanno osservando la scena.
Giorgio con un movimento unico abbassa la mia culotte e inizia a penetrarmi con tanta passione da tirarmi fuori un grido di sollievo.
Tutto il mio corpo lo vuole e ora è lì, dentro di me, davanti a tanti occhi eccitati e divertiti.
Questa attenzione mi fa venire voglia che Giorgio diventi più diretto, rapido e deciso nei colpi che mi sta infliggendo.
Mi sto perdendo nella sua furia, è come se stesse sfogando la rabbia per i miei precedenti rifiuti. Intorno a me tutto sembra più rarefatto, fino a scomparire ma Giorgio no, lo sento bene mentre prova il massimo del piacere e si aggrappa alle mie natiche fino a graffiarmi.
Sto recuperando un po’ di lucidità, ma resto con un’erezione che mi fa male.
Sfilo la culotte che ormai è inutile e, anche se questo non cambia il mio aspetto, sento il fuoco sul mio viso e lo strusciare del mio sesso sul tessuto della gonna rischia di farmi venire.
Alzo un po’ la gonna come se volessi camminare più liberamente, e mi dirigo verso la stanza da letto.
Entro e vedo che Marta e Gloria stanno prendendosi cura di un tipo che non ho mai visto prima. Marta legge la domanda sulla mia faccia e mi dice che è un suo amico alla prima esperienza.Lo guardo, indossa solo una maglia verde che sembra quella di un costume da Peter Pan.
Fa tanta tenerezza, anche perché lo vedo provare goffamente a fare un pompino. È al tempo stesso pieno di voglia e di imbarazzo.
Mi ricorda le mie prime volte, maglia verde a parte ovviamente!

L’erezione mi è addirittura peggiorata, devo fare assolutamente qualcosa..
Mi avvicino al mio lui, mi spoglio completamente fissandolo dritto meglio occhi.
Lui guarda le mie tette dure e lisce, poi abbassa lo sguardo lungo il mio corpo asciutto fino a fermarsi tra le mie gambe.
Avvicino il mio fallo al suo viso, lui mi chiede se deve prendermelo in bocca perché non è sicuro di sapere come si faccia e che magari bisogna possedere delle qualità che lui non ha.
Appoggio un dito sulla sua bocca e lui finalmente tace.
Mentre lo faccio stendere sul letto alzandogli le gambe, gli spiego che sono molto eccitata e che il modo migliore di agire è quello diretto.
Inizio a massaggiarlo col lubrificante e sento il suo corpo fremere nonostante il suo evidente e inutile tentativo di controllarsi.
Nei suoi occhi vedo un lampo di coraggio e un attimo dopo mette il cuscino contro la testiera per appoggiarci le spalle.
Mi avvicino e lui afferra i miei capezzoli con la bocca. Gli carezzo i bei capelli una, due e più volte per calmarlo e perché mi piacciono da morire.
Afferro i suoi fianchi, lui per un attimo si irrigidisce, posso sentire la forma dei suoi muscoli tra le mie mani.
Mi avvicino sulle ginocchia al suo bacino lucido per il lubrificante.
Una prima spinta leggera e lui resta fermo e non sembra provare fastidio.
I primi centimetri del mio sesso scompaiono dentro di lui mentre mi guarda quasi in tono di sfida. A questo punto affondo e in pochi colpi mi ritrovo completamente dentro, come se non avesse fatto altro per tutta la vita.
Lo guardo e per tutta risposta mi strizza il seno fino a farmi male.
Non può più contare sulla mia bontà, sento che l’animale che mi porto dentro ha preso il comando.
Stringo con forza le sue gambe per non farlo scappare mentre inizio a sbatterlo come se fosse un mio vecchio amante.
Geme, si contorce ma stringe ancora di più i miei capezzoli.
Non solo non vuole cedere ma desidera che io non abbia pietà di quello che è rimasto della sua verginità.
Perdo il controllo, non so più cosa sto facendo, sento solo il mio corpo andare su e giù come le onde del mare finché lo riempio e crollo sfinita sul suo petto.

Dopo un po’ riesco a tornare in me stessa.
Gli carezzo ancora i capelli che ora coprono il viso di un uomo soddisfatto e felice.
Ancora non sa che sentirà dolore per qualche giorno, oppure lo immagina ma non gliene frega nulla perché è ancora perso nel mondo del piacere.
Non so cosa gli passa per la testa e non lo saprò mai, penso solo a rivestirmi, esausta ma pronta a riprendere il controllo della mia femminilità.
Il meraviglioso vestito rosa da cortigiana copre di nuovo il mio corpo e mentre allaccio l’ultimo bottone della gonna, torno nel mondo reale e sento arrivare diversi gemiti dall’altra stanza. Giorgio non lo vedo più, forse è uno di quelli che sta gemendo o forse no, ma non sono gelosa. Aggiusto i miei capelli e alla fine indosso di nuovo la mia culotte che ora contiene senza problemi il mio sesso.
Saluto e abbraccio tutti quelli che incontro nel corridoio ed esco incurante degli sguardi di qualche vicino accigliato.
Il sole è ancora alto, anche se c’è abbastanza freddo.
I visi stanchi di chi incontro mi fanno capire che la festa sta per finire, che il travestimento  sta esaurendo il potere magico di rendere tutti liberi di essere se stessi.
Nessuno fa più caso a me e per la prima volta mi sento totalmente libera e appagata.

Rientro a casa, mi spoglio, faccio una doccia e mando un messaggio a Giorgio. Gli scrivo che vado a dormire e che non voglio essere disturbata prima di mezzogiorno.
Spengo lo smartphone e le luci, lascio solo un po’ aperta la persiana in modo che i raggi della luna possano entrare nei miei sogni finalmente sereni.