Sono Laura, ho 26 anni e finalmente, dopo tante lacrime, posso finalmente affermare davanti a tutti la mia sessualità.
Sono una trans, il mio corpo è totalmente femminile, ho curve sinuose, pelle morbida e profumata e sguardo ammaliante ma, al contempo, ho ancora gli organi genitali maschili. Mi reputo un mix di emozioni e sensazioni e non mi vergogno a dare e prendere piacere.

Sono un artista del trasformismo, mi esibisco in performance meravigliose mettendo in luce le mie qualità di ballerina, cantante e show girl e ogni tanto, per aiutare un amico che vuole lanciarsi nel mondo della moda, faccio da modella per le sfilate in paese che organizza e per le foto di pubblicità che ha iniziato a scattare. Di recente è stato contattato da questo stilista che vorrebbe collaborare con lui e gli ha chiesto di partecipare alla sua sfilata per vedere i suoi lavori, ma ha aggiunto all’invito la proposta di farmi sfilare perché è rimasto molto colpito da me e mi vorrebbe vedere sulla passerella per dare più sensualità ai suoi abiti. Con un po’ di timore ho accettato, non ho mai sfilato su una vera passerella con così tante persone ma volevo mettermi in gioco.

Il giorno dell’evento io e il mio amico abbiamo preso il treno e ci siamo recati a Milano dove una limuosine ci aspettava. Ci ha accompagnati in hotel e dopo aver lasciato i bagagli nella hall, l’autista ci ha accompagnati al luogo della sfilata.

Sicuro che l’appuntamento fosse alle 17?, domandai infastidita. La sfilata sarebbe cominciata intorno alle 21 ma, a guardarlo dall’esterno, il palazzo appariva completamente deserto. Le vie del centro di Milano si stagliavano geometriche intorno al Quadrilatero della moda e alle vetrine delle boutique. Arrivata davanti all’entrata ho visto la pubblicità dell’evento e ho scoperto che, in occasione del venticinquesimo compleanno di Thomàs, lo stilista che ci aveva contattato,il proprietario del palazzo aveva organizzato la sfilata per inaugurare il Manhattan quello che sarebbe diventato di lì a poco il locale più esclusivo di Milano.

Di lui sapevo molto poco, solo qualche notizia letta su una rivista di gossip alla quale avevo dato poco peso. Stando alle indiscrezioni, Thomàs si dilettava nel bondage ed in altri giochini che mi avevano spesso stuzzicato la fantasia ma che non avevo mai avuto l’occasione di testare sulla mia pelle. Nel mondo della moda, chi sa dare il giusto prezzo al proprio corpo, può aspirare a diventare una vera diva.
Thomàs era una persona particolarmente riservata ed io fremevo dall’eccitazione all’idea di poter conoscere qualcuno di così influente.
Il mio
amico mi aveva spiegato che poteva essere per tutti e due un ottimo trampolino di lancio e non potevamo farcelo scappare, così mi aveva pregata di soddisfare qualunque sua richiesta ed io ero fortemente intenzionata a non deluderlo.
Intorno ai vetri oscurati della mia limousine si era radunata una folla di ammiratori e fotografi, stavo per spegnere l’ennesima sigaretta quando improvvisamente l’insegna del Manhattan prese vita, illuminandoci tutti con una fioca luce rossa al neon, due buttafuori si fecero largo tra la folla e mi scortarono all’interno del locale buio attraverso una piccola porta di servizio.
“Percorra la sala fino in fondo, Thomàs ha preparato una sorpresa per lei”, disse uno dei due uscendo e richiudendosi la porta alle spalle. Il mio amico era finito chissà dove.
Mi incamminai lentamente verso il puntino di luce rossa in lontananza, il suono dei miei 
tacchi a spillo riecheggiava lungo tutta la sala rimbalzando sulle pareti e producendo un’eco inquietante.

Illuminata da un tenue bagliore rosso vermiglio intravidi una figura, avvicinandomi poco a poco notai che si trattava di un uomo col volto coperto da una maschera nera in latex.

In lontananza scorsi il retro del palco dal quale partiva la passerella per la sfilata, il locale appariva immenso.
Lo sconosciuto indossava soltanto dei 
boxer se ne stava lì in piedi, intravedevo i suoi occhi neri e penetranti dai fori della maschera. Mi fissò per un tempo imprecisato, osservai il suo corpo perfettamente scolpito. Quando si voltò e mi chiese di seguirlo con un tono che non ammetteva repliche, mi soffermai sulla T tatuata sulla scapola destra. Non avevo più dubbi: si trattava di Thomàs.
Lo seguii in silenzio spaventata ed incuriosita, sentivo distintamente l’eccitazione che cominciava ad
ingrossarmi il perizoma mentre mi dirigevo verso l’ignoto. Mi fece strada tra vari corridoi che si susseguivano indistinti, spalancò una delle porte facendomi segno di entrare.
Mi ritrovai improvvisamente catapultata in una strana dimensione, dal soffitto pendevano diverse 
corde e ganci, ai quattro lati della stanza erano posizionati strani macchinari. Deglutii a fatica cercando di immaginare ciò che mi attendeva. In tutti i miei anni da escort non mi ero mai sentita tanto intimorita ed eccitata. Mi afferrò per i polsi, lentamente cominciò a legarmi immobilizzandomi le spalle e le mani dietro la schiena in una posizione innaturale. Abbassò uno dei ganci che pendevano dall’alto e lo agganciò ai nodi, tirando l’estremità della corda, i miei tacchi a spillo toccavano a stento il pavimento, il dolore alle giunture era atroce, il sangue che non affluiva più nei punti legati mi si concentrò tutto fra le gambe. Cominciò a strusciare la sua possente erezione contro il mio sedere facendomi eccitare sempre più.
Una futura diva come te merita un trattamento speciale…” mi sussurrò all’orecchio sollevandomi il vestito fino ad arrivare a coprirmi la testa. Calò improvvisamente il buio, avvertii soltanto un’altra corda intorno al collo che mi costringeva a respirare affannosamente, mi sentivo soffocare ma lungo il mio interno coscia sentivo il mio cazzo quasi scoppiare. Mi afferrò il perizoma spingendo verso l’alto, facendo conficcare il pizzo nella mia carne fino a lacerarlo. I lembi delle mie mutandine scivolarono a terra, Thomàs mi costrinse ad inarcare la schiena per avvicinare il mio sedere al suo inguine, infilò due dita nel mio fondoschiena. Per un attimo fu il silenzio, non riuscivo a vedere niente, ero terrorizzata ma volevo essere scopata come non mai. Il mio respiro divenne ancora più irregolare per via dell’attesa. Improvvisamente sentii un dolore atroce, come se il mio corpo si stesse spaccando: Thomàs aveva infilato il suo cazzo nel mio culo con violenza. Mi scopava con foga animale, tenendomi per i fianchi, provavo dolore e godimento ad ogni colpo, urlavo di piacere e sofferenza desiderando che mi masturbasse. Ma lui aveva ben altri piani.

Con una mano cominciò a farmi una sega mentre con l’altra tendeva la corda intorno al mio collo costringendomi a trattenere il respiro. “Non hai il permesso di venire finché non vengo io disse tra i rantoli di piacere, ogni muscolo del mio corpo urlava e desiderava abbandonarsi all’orgasmo. Continuavo a sentirlo dentro di me, era una delle poche volte che ero solo passiva e non ero abituata. Quando il mio respiro si fece più affannoso, Thomàs si rese conto che mi aveva spinta ormai sulla soglia dell’orgasmo, tirò fuori la sua enorme erezione dal mio ano lasciandomi indolenzita ed ancora insoddisfatta.
Vuoi venire? chiese.
Sì, ti prego!” lo implorai.
“Dovrai prima obbedirmi”. Il gancio che mi teneva quasi sospesa a mezz’aria si abbassò, di colpo mi ritrovai con le ginocchia a terra, Thomàs tirò giù il vestito che mi copriva la testa.
Apri la bocca” ordinò. Mentre affondava il suo cazzo fin dentro la mia gola, tendeva la corda che ancora mi stringeva il collo. Sentivo i suoi colpi violenti ed il respiro mancarmi. Quando arrivò a toccare il fondo della mia gola col glande mi sentii scuotere dai conati di vomito. Ero al limite, mi sentivo umiliata ma desideravo la sua sborra calda colarmi sul viso. Sentivo distintamente le vene gonfie lungo tutta la circonferenza del suo cazzo, era ormai prossimo all’orgasmo. Un attimo prima di venire sollevò la corda legata al mio collo, ero sul punto di svenire, avevo bisogno di respirare. Un getto di sperma bollente mi inondò la gola, lo sentii gridare di piacere, per alcuni interminabili secondi seguitò a tenere il suo cazzo dentro di me, costringendomi ad ingoiare tutto.
Quando finalmente lo tirò fuori cercai di recuperare più ossigeno possibile. Lo guardai implorante mentre sollevava nuovamente il gancio, più in alto stavolta, costringendomi a rimanere in equilibrio precario sulle punte dei piedi per non soffocare
ed iniziò a prendermelo in bocca. Era bravo, sapeva come fare e probabilmente non era la prima volta.
Raggiunsi l’orgasmo in poco tempo e fù allora che mi liberò dalle corde e si presentò.

Mi accompagnò al mio camerino e lì trovai il mio amico, aprimmo una bottiglia di spumante, Thomas ci invitò alla festa dopo la sfilata e brindammo sicuri di future collaborazioni, del resto adesso era ancora più colpito da me!